Intervento chirurgico a Tel Aviv

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Intervento Chirurgico in Israele

Domenica 10 dicembre. Intervento chirurgico a Tel Aviv.
Da molti anni sono consulente di alcuni ospedali israeliani per interventi chirurgici su tumori ossei della colonna vertebrale. In una popolazione di circa 7 milioni di abitanti il numero annuale di nuovi tumori ossei vertebrali può raggiungere qualche decina, quindi anche chirurghi vertebrali di ottima levatura non possono raggiungere una esperienza sufficiente. Circa un mese fa è stato osservato il caso di un voluminoso cordoma del sacro. Un tumore che richiede una resezione chirurgica in un unico blocco. Un intervento piuttosto difficile per il rischio di danni alle strutture nervose e vescicali e anche per il fatto che questo tumore, di consistenza molle e gelatinosa, se manipolato senza la dovuta prudenza, può frammentarsi, evento che inevitabilmente viene seguito dalla ripresa della crescita locale che comporta una prognosi infausta. Sono così stato invitato a far parte dell’equipe chirurgica. Un invito che ho naturalmente accettato, nonostante la crisi in corso. L’intervento è riuscito bene. Il tumore (del peso di circa 2 chilogrammi) è stato rimosso secondo le regole oncologiche e la paziente: un signora di una sessantina d’anni che, già due giorni dopo l’intervento, cammina senza danni residui. Ovviamente, per essere certi della guarigione bisognerà aspettare diversi anni, ma intanto potrà vivere una vita piena senza danni funzionali,
Per quanto ho potuto vedere, la situazione a Tel Aviv è apparentemente normale, anche se si avverte tensione e apprensione e il traffico è meno intenso del solito. I miei colleghi sono naturalmente molto addolorati per le perdite di vite da entrambe le parti e per i figli impegnati in guerra.

Intervento di vertebrectomia a Tel Aviv

Un viaggio a Tel Aviv diverso, ma con buoni risultati

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Nella mia vita ho trascorso molti giorni, ritenuti festivi in sala operatoria e spesso all’ estero, ma
questa volta è stata un’esperienza molto diversa dalle altre.
In questo momento in cui è presente il coronavirus, viaggiare non è facile. C’è una sorta
di tensione nell’aria.. fra persone che hanno paura del contagio, persone che pensano che il virus
non esista e regole che spesso sono difficili da applicare e variabili da contesto a contesto, in
rapporto alla autorità che vige.
In un volo le assistenti erano chiuse in un camice da testa a piedi con guanti e protezione del volto,
in un altro volo erano vestite normalmente, con solo una banale mascherina da sala operatoria, di
dubbio significato protettivo. Ai controlli di sicurezza il personale era teso e scontroso… è stato
molto difficile mantenere la calma in più di una occasione.
Per fortuna però, nonostante tutti questi problemi l’intervento è andato bene, nonostante fosse
una difficile vertebrectomia in blocco di L2 in una signora di 71 anni per un Cordoma.
Abbiamo lavorato bene, ben affiatati, con un ottimo supporto da parte dell’equipe degli
anestesisti. Come avevo già scritto, ci conosciamo bene. Ho rapporti di collaborazione e amicizia
con 4 chirurghi vertebrali e con le loro equipe, in diversi ospedali, qui in Israele. Io faccio il
consulente: mi piace fare il consulente e credo di saperlo fare bene. E’ il chirurgo responsabile del caso che opera assieme alla sua equipe, io sono “lavato” con loro e ogni tanto dò un suggerimento o discuto una scelta, intervengo in caso di bisogno. E’ da sempre il mio modo di insegnare. Credo che aiuti a crescere, senza l’oppressione creata da chi arriva e ti mostra come si fa una cosa poi se ne va.
I risultati poi si vedono. Questi sono ottimi chirurghi, fanno chirurgia vertebrale di altissimo livello, ma non vedono ovviamente molti tumori, vista la rarità di queste malattie. Quelle due-tre volte l’anno può essere utile avere qualcuno che ricorda loro alcuni dettagli. Ma sono del tutto
autonomi e la mia è sono un’amichevole presenza di supporto e tranquillità.
Per accondiscendere alle regole imposte, sono rimasto isolato in ospedale dall’arrivo alla partenza, dormendo in una confortevole foresteria. I miei amici, sapendo quanto vado ghiotto di humus,  hanno fatto in modo di farmelo trovare alla fine dell’intervento.

Ferragosto a Tel Aviv…….. in sala operatoria

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Da oltre vent’anni vengo chiamato per consulenze chirurgiche in Israele per casi particolarmente gravi di tumori vertebrali.

E’ fondamentale combinare la mia esperienza in questo ristretto campo della chirurgia con l’altissimo livello di tecnologia e di preparazione professionale dei chirurghi e degli anestesisti locali.

Ci sono stati anni nei quali mi son recato più volte in Israele.

Non di rado mi sono trovato in momenti difficili della storia di questo paese: il primo giorno della seconda guerra del golfo, la seconda intifada, e, un estate di diversi anni fa, il ritiro da Gaza, accompagnato da tensioni sociali fortemente avvertibili.

Anche quest’anno la situazione non è delle più semplici, in quanto Israele è ancora in una fase difficile della lotta al COVID e l’ingresso degli stranieri non sarebbe consentito.

Per permettermi di eseguire questo delicatissimo intervento di vertebrectomia per tumore maligno, stanno preparando un complesso programma sotto il controllo del ministero della salute israelian.

Dovrò effettuare un test alla partenza e all’arrivo. Una volta sceso dall’aereo, sarò prelevato da ufficiali del ministero e condotto attraverso percorsi obbligati senza poter avere contatti con cittadini israeliani al di fuori della equipe dell’ospedale. Dormirò in ospedale, dove avrò uno spazio isolato e, dopo l’intervento (che avrà una durata di almeno 14 ore), verrò ricondotto immediatamente all’aeroporto per il reimbarco e il rientro in Italia.

Non proprio una vacanza di ferragosto, ma so di essere circondato da ottimi professionisti con l’obiettivo di provare a curare una difficile patologia e mi fa piacere poter pensare di dare una mano a questo fine.